“Bect” si racconta: intervista ad Elisabetta Fiengo

19 Giugno 2025 - I Racconti di Bect

“Bect” si racconta: intervista ad Elisabetta Fiengo

Chi sei e come nasce la tua passione per la pasticceria?
Sono una persona estremamente creativa e, fin da bambina ho sentito una naturale inclinazione verso il mondo della pasticceria. Tuttavia, è stato un momento delicato della mia vita – un problema di salute – a farmi capire quanto fosse profonda questa passione. È stato in quel periodo che ho deciso di trasformare una vocazione in un vero e proprio percorso professionale.

C’è un ricordo d’infanzia legato a un dolce che ti ha segnata?
Sì, la crostata di marmellata che preparava mia madre. È un sapore che mi accompagna ancora oggi e che per me rappresenta casa, affetto e semplicità. È stato uno dei primi dolci che ho imparato a fare, ed è ancora una fonte di ispirazione.

Che percorso di formazione hai seguito?
Dopo l’intervento che ha segnato una svolta nella mia vita, ho deciso di seguire corsi professionali in cucina, pasticceria e gelateria. È stato un investimento importante su me stessa, che mi ha permesso di acquisire competenze tecniche solide e una visione più ampia del mestiere.

Come descriveresti il tuo stile in pasticceria in tre parole?
Preciso, elegante, fantasioso. Credo nella cura dei dettagli, nell’armonia estetica e nella libertà di esprimermi con creatività attraverso ogni dolce.

Qual è il dolce simbolo della tua pasticceria? Perché?
Il macaron. È un dolce raffinato, delicato e molto tecnico. La mia formazione con un maestro francese ha influenzato profondamente la mia pasticceria, e i macaron ne sono la sintesi perfetta: esigono precisione ma lasciano spazio all’immaginazione nei gusti e nei colori.

I macarons più buoni di Roma!

Che tipo di materie prime scegli per i tuoi dolci? Fai attenzione alla filiera?
Utilizzo solo materie prime di altissima qualità. Sono molto attenta alla provenienza degli ingredienti e, quando possibile, scelgo fornitori locali e filiere controllate. La qualità degli ingredienti è fondamentale: è da lì che parte la bontà di ogni dolce.

Punti più sull’innovazione o sulla tradizione?
Credo che innovazione e tradizione debbano coesistere. La tradizione ha un potere evocativo unico, mentre l’innovazione stimola la curiosità. Mi piace reinterpretare i classici in chiave moderna, senza mai perdere il rispetto per le radici della pasticceria.

C’è un ingrediente che non manca mai nel tuo laboratorio?
La vaniglia. È una base aromatica versatile, calda e avvolgente, che utilizzo in molte preparazioni. Trovo che dia un’identità profonda a ogni dolce.

Quanto conta per te l’estetica di un dolce rispetto al gusto?
Entrambi hanno la stessa importanza. L’estetica cattura l’attenzione, il gusto conquista il cuore. Un dolce bello e buono crea un’esperienza completa, e invoglia il cliente a tornare.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso i tuoi dolci?
Desidero trasmettere l’amore che nutro per la pasticceria. Ogni dolce è pensato per regalare un momento speciale, un’esperienza di dolcezza autentica, capace di emozionare.

Come immagini la tua pasticceria tra cinque anni?
La immagino ancora più curata, riconoscibile e amata. Un punto di riferimento per chi cerca qualità, bellezza e passione in ogni assaggio.

Che tipo di esperienza vuoi far vivere a chi entra nel tuo negozio?
Voglio offrire un’esperienza sensoriale completa, dove qualità e bellezza siano immediatamente percepibili. Chi entra nel mio negozio deve sentire di trovarsi in un luogo unico, pensato con amore per i dettagli.

In che modo ti differenzi dalla concorrenza sul mercato romano?
Mi distinguo per la cura estetica dei miei prodotti, per la selezione rigorosa degli ingredienti e per la mia impronta personale: ogni dolce porta con sé una parte della mia storia e del mio gusto, ed è pensato per essere riconoscibile.

C’è un dolce che vorresti far diventare “iconico” per la città?
In realtà, più che un singolo dolce, vorrei che l’intera identità della mia pasticceria diventasse iconica. Un luogo dove si venga non solo per comprare un dolce, ma per vivere un’esperienza.

Colazione da Le Delizie di Bect

Qual è il complimento più bello che ti hanno fatto per un tuo dolce?
Una volta mi hanno detto: “Hai superato il maestro”. È stato un momento di grande emozione e soddisfazione, perché racchiudeva il riconoscimento del mio impegno e della mia crescita.

Hai mai creato un dolce su misura per un evento speciale?
Sì, e lo faccio spesso. Ogni volta cerco di ascoltare davvero i desideri del cliente: per me è fondamentale creare dolci che siano amati e che raccontino qualcosa di unico per chi li riceve.

Quale pasticciere o pasticciera ammiri particolarmente?
Ammiro molto Luigi Biasetto. Per la sua eleganza, la tecnica impeccabile e la capacità di innovare rimanendo fedele a sé stesso.

Un consiglio per chi vuole avvicinarsi al mondo della pasticceria artigianale?
Se quando ti svegli al mattino il primo pensiero è un dolce… allora segui quella strada. La pasticceria richiede dedizione, sacrificio e passione autentica. Se ce l’hai, non fermarti.

Ci racconti una giornata tipo nel tuo laboratorio?
La giornata inizia presto: arriviamo, preparo la lista delle preparazioni da fare e ognuno prende in carico i propri compiti. Lavoriamo in squadra, con precisione e tanta energia. Ogni fase è fondamentale e tutto è curato nei minimi dettagli.

Qual è il momento che ami di più mentre prepari un dolce?
Quando riesco a realizzare qualcosa che sembrava impossibile. È quel momento in cui tecnica e passione si fondono e tutto prende forma esattamente come lo avevo immaginato.

C’è un dettaglio del tuo laboratorio o del negozio a cui tieni particolarmente?
Sì, il colore delle pareti. L’ho scelto con cura perché volevo che l’ambiente trasmettesse serenità e bellezza. È un tocco personale che riflette la mia visione della pasticceria come arte totale.


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